'mBressioni
AmoreMorte: pensieri nichilistici e di gioia
Perdo sangue dal naso
perdo sangue dal culo
perdo sangue dal cazzo quando mi schiaccio con un freddo e pesante maglio di pietra il glande su una massiccia grandissima incudine di acciaio rovente.
Ci sono solo due cose a cui penso tutti i giorni della mia vita.
La prima sei tu. La seconda è che vorrei morire.
Quando sento di non riuscire a controllare la mia rabbia vado al fruttivendolo dietro l'angolo. Compro un po' di frutta, mele d'autunno, peschenoci in primavera e d'estate, melograni a dicembre. La notte vado in un grosso parcheggio fuori dalla mia città e, dove non ci sono macchine, lancio i miei frutti. Lontano, lontanissimo. Li guardo spaccarsi quando arrivano a terra, pezzettini che volano da tutte le parti. So che non è molto bello sprecare il cibo, ma non dovrebbe essere neanche bello che facessi queste cose ad un'altra persona, perciò capitemi, devo sfogarmi. I miei frutti rotondi e compatti si schiantano con un colpo secco in lontananza; alcuni si disintegrano proprio. I melograni li adoro: miriadi di semi e pezzettini esplodono in aria come una fontana, e quando vado a vedere sembra una testa spaccata a metà con tutto il cervello sanguinante riversato di fuori. L'altroieri ho comprato un melone bianco e l'ho tirato in terra con tutta la forza che avevo. La prima volta per la rabbia avevo lanciato il cellulare.
Turista: scusi, sa dov'è via Sturzo?
Autoctono: no.
Turista: ah, è un turista anche lei?
Autoctono: no, io abito qui.
Turista: e come fa a non sapere dov'è via Sturzo scusi?
Autoctono: ho di meglio da fare che imparare i nomi delle vie.
Turista: per esempio?
Autoctono: per esempio pensare a come rigarti la macchina, caro il mio simpaticone. Sto cercando di capire il perché della quantizzazione.
Turista: quantizzazione? Cos'è, Fisiastrologia?
Autoctono: no, è Fisiologia. Vuoi un massaggio? Vieni che ti quantizzo il qulo.
Dio è come il popolo del Giappone:
non possiamo capire la volontà che lo muove.
Le mie bestemmie sono una teoria di campo non rinormalizzabile, piena di loops divergenti alle alte energie e quindi ricolma, anzi traboccante di vaffanculi infiniti (tutti positivi), di non me ne frega un cazzo, di odio e di tutte quelle cose potenti che non sembrano che l'espressione di questa rabbia che non riesco ad esaurire. Il powercounting che impone accoppiamenti a dimensione positiva non capisce l'intrinseca anomalia composita del mio ego, la non conservazione della corrente assiale, le identità non verificate.
Se un giorno vorrò un cane, vi prego, segatemi via il cazzo con una sega circolare o meglio ancora con una bomba atomica, nel malaugurato caso che io non abbia già provveduto.
Il giorno del suicidio si avvicina sempre di più (in effetti, passando il tempo, non può che essere sempre più vicino, quandunque esso sia).
A Procopio Heudelipper non ci crede mai nessuno quando lui dice che si chiama Procopio Heudelipper.
Vari cosi
varicosi.
I genitori di Giulia sono molto cattolici, checché lei ne dica, cattolici praticanti. Non credetele se dice il contrario, perché sta mentendo. Nei suoi giorni del Paradiso, Lui l'amava. Era la donna, l'unica donna a cui avrebbe donato il suo splendido mondo interiore, l'unica da cui avrebbe voluto un figlio, l'unica da cui voleva un figlio. Siccome lei non era dello stesso parere, la stuprò.
Lei abortì.
Lui la stuprò di nuovo.
Lui si sentiva che l'amava, le avrebbe detto: "ti amo"; a lei, a lei sola. A volte se lo chiedeva, che cosa fosse l'Amore, con la a maiuscola, se fosse una questione egoistica, se fosse la capacità di sacrificarsi per la persona amata. Quello che aveva fatto gli sembrava un po' egoistico in effetti. Poi si spingeva nel braccio due dosi di eroina, e non ci pensava più.
Nei primi dieci minuti, quando stava bene, ripensava a quella volta che, da ragazzino, pescando al fiume con suo padre, aveva visto un pesce sguazzare fuori dall'acqua, e un mucchio di cerchi concentrici formarsi ed espandersi sulla superficie subito dopo. Quando l'effetto svaniva erano i giorni del Limbo. Si sentiva come spinto anch'egli all'interno del suo braccio, dentro la siringa, gli pareva di essere in un vortice e avrebbe voluto sprofondare, senza sentire più niente. Ma in effetti non sentiva niente. Si sentiva come una vecchia bicicletta impolverata legata dietro un camper, che nessuno usa mai. Il camper viaggia, viaggia, e si porta dietro la bicicletta ma la bicicletta non la prende mai nessuno.
Nei giorni dell'Inferno si rendeva conto di quanto non riuscisse a farsi passare la rabbia che aveva. Odiava tutti: i turisti, le persone che tengono un animale in casa, la spazzatura, le nuvole, la musica, il buio, tutto. Ma non era violento, solo scontroso; cercava di trattenersi. Sarebbe potuto esplodere ma si teneva per il quieto vivere di tutti. La sua vita procedeva come un fiume, con le fronde dei rami ricurvi che toccano la superficie, che lento procede senza pensieri per poi perdersi nel mare. Ecco, lui avrebbe voluto perdersi nel mare, e non pensarci più.
Se son rose
hanno anche
le spine.
È veramente crudele il dover pensare che la nostra storia è finita a causa di un'estate che fra un mese compie un anno.
E non può sopportare il fatto che il vostro amore sia durato solo venti giorni, e dopo dieci giorni, un mese di silenzio
l'insicurezza - la terra frana sotto i piedi
e poi
e poi
-
rassegnazione
E non poter sentire più
l'odore della sua pelle
Toccare il suo corpo
Passarle la mano fra i capelli
Il modo in cui mi guardavi quando eri innamorata di me
e io di te
eravamo felici insieme
E se con me è stato bello
con il prossimo lo sarà ancora di più
ti toccherà, ti renderà felice
come forse non lo sei stata mai.
E il passato si oscurerà
svanirà, forse diventerà
un errore.
E ti agghinderà i capelli con i fiori
come io non ho fatto mai.
Il rimpianto è un delitto.
E l'ipocrisia che vede nelle tue parole,
non può credere che tu tenga ancora a lui
in un modo che non coincide con quello in cui lui tiene a te
Non potrà mai capire perché il vostro amore è finito
tu l'hai ucciso
e per questo
adesso
lui ti odia e ti ama
Gli atroci segni che hai sul corpo
le faranno finalmente capire
il dolore che hai provato.
Rivendichi così il tuo amore,
La tua rabbia
Cerchi nel suo senso di colpa sfogo alla tua rabbia
Colpa immaginifica e accettazione in catene,
questo è un ricatto (lo so).
Lamenti, rabbia, recriminazioni
immaturi, sterili, banali e noiosi
E improvvisamente...
È di nuovo estate.
Grazie per avermi ascoltato piangere (ovviamente non sto ringraziando voi, razza di stupide teste di cazzo).
Un giorno ti avrò
e ti torturerò a sangue.
Quando mi verrà in mente qualcos'altro, lo scriverò.

Una distesa pianile di fango scorreva lenta e silenziosa sotto il ponte.
La pioggia cadeva di traverso.
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